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	<title>Federazione della Sinistra</title>
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		<title>Legalità metalmeccanica</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 12:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Loris Campetti su il manifesto del 2 settembre 2010
I metalmeccanici tornano a Roma in massa. Al 16  ottobre manca un mese e mezzo ma nei meandri e nelle periferie  dell&#8217;organizzazione già si fanno i conti dei treni e dei pullman  necessari a portare una boccata d&#8217;ossigeno &#8211; o lotta di classe? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Loris Campetti su <em>il manifesto</em> del 2 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">I metalmeccanici tornano a Roma in massa. Al 16  ottobre manca un mese e mezzo ma nei meandri e nelle periferie  dell&#8217;organizzazione già si fanno i conti dei treni e dei pullman  necessari a portare una boccata d&#8217;ossigeno &#8211; o lotta di classe? &#8211; nella  Capitale. Non saranno soli, se i movimenti, le forze sociali e politiche  e tanti uomini e donne di buona volontà risponderanno positivamente  all&#8217;appello della Fiom-Cgil a battere un colpo contro lo smantellamento  della costituzione materiale (e formale) dell&#8217;Italia afflitta dal  Berlusconi quater e dal Marchionne bis (del primo, quello che «il costo  del lavoro non è un problema, non licenzierò nessuno e non chiuderò  stabilimenti», si son perse le tracce. Tre voci su tutte rimbomberanno  nelle strade di Roma: lavoro, democrazia, diritti.<br />
Ieri il segretario  della Fiom Maurizio Landini ha fatto il punto sul presente (Fiat e  contratti) e sul futuro (l&#8217;appuntamento del 16 ottobre). Sullo scontro  in atto con il Lingotto ha ribadito punto per punto la posizione dei  metalmeccanici Cgil: pronti a una trattativa vera con l&#8217;azienda, anche  per discutere orari, turnistica e utilizzo degli impianti. Naturalmente  nel rispetto delle regole e del contratto esistente che è quello  unitario del 2008, approvato dalla maggioranza dei lavoratori e valido  fino al 2012 e che consente di rispondere alle esigenze produttive e  competitive della Fiat senza violazioni, deroghe e pretese  anticostituzionali. «Noi siamo per il rispetto delle regole, della  democrazia e del mandato dei lavoratori», ha detto Landini, la Fiat  invece no: «c&#8217;è una sentenza che la condanna per antisindacalità e  ordina il reintegro dei tre licenziati di Melfi, ma Marchionne si  rifiuta di ottemperarvi». A chi parla di atti di «sabotaggio» la Fiom, e  la Cgil nel caso del ministro Gelmini, risponde per vie legali.  «Rispettare leggi, Costituzione e contratti è legale e moderno,  l&#8217;illegalità è quella della Fiat», ed è una malattia antica.  L&#8217;illegalità Fiat fa scuola, come dimostra il caso (raccontato ieri dal  manifesto) dei due operai ammalati per cause di lavoro, avvelenati dalle  sostanze usate, e licenziati dal fornitore Fiat Commer Tgs a Melfi, una  fabbrica a 150 metri dalla Fiat-Sata. Landini spera in un ripensamento  di Marchionne a Melfi come a Pomigliano ma ci crede poco e ricorda al  Lingotto che la Fiom non si piega a prepotenze, ricatti e unilateralità.<br />
La  musica non cambia se si parla di contratti. Quello del 2008 che ora  Federmeccanica vuol cancellare è l&#8217;unico valido, approvato dai  destinatari mentre quello separato firmato da Fim e Uilm un anno dopo  non è stato sottoposto al giudizio dei lavoratori. Non è che uno dei  contraenti un contratto si sveglia al mattino e dice: non vale più. Se  Federmeccanica il 7 di questo mese farà un passo falso gli imprenditori  dovranno vedersela con i giudici, e con i lavoratori che non hanno dato  alcuna delega a disfare quel che hanno votato. La Fiom non farà sconti,  ma Landini non si stanca di ripetere che la sua è l&#8217;organizzazione che  ha firmato più accordi, altro che il sindacato del no. Vuole discutere,  trattare e decidere insieme, senza diktat.<br />
Il punto centrale, dunque,  torna essere la democrazia alla luce del progetto di Marchionne che  l&#8217;associazione degli imprenditori dice di voler far proprio: lo  smantellamento del contratto nazionale. Democrazia vuol dire che non si  può decidere sulla pelle di chi lavora, servono mandati chiari e  verifiche altrettanto chiare. Serve soprattutto una legge sulla  rappresentanza per sapere chi rappresenta chi ed evitare che una  minoranza si imponga su tutti, come avviene con gli accordi separati, ai  livelli confederale e di categoria. La Fiom ha racconto oltre 100 mila  firme consegnate agli organismi competenti di Camera e Senato per una  legge che stabilisca regole democratiche e pratiche trasparenti.<br />
Se  passasse la logica delle deroghe salterebbe la ragion d&#8217;essere del  contratto nazionale che stabilisce una soglia di diritti al di sotto  della quale non si può scendere. La Fiat le pretende per fare ovunque  quel che prevede la tagliola della newco di Pomigliano, ma le chiede al  fine di realizzare un contratto specifico per l&#8217;auto. Federmeccanica,  per bocca del suo presidente, vorrebbe estendere le deroghe a tutto il  settore metalmeccanico. Due linee diverse &#8211; e i conflitti non mancano &#8211;  anche se entrambe antisindacali. Fiat e federmeccanica sono d&#8217;accordo  sul fatto che il comando d&#8217;impresa debba tornare per intero nelle mani  dei padroni. Le aziende vogliono abolire il ruolo di rappresentanza dei  sindacati tornando a un rapporto diretto con i singoli dipendenti. I  sindacati imbrigliati in enti bilaterali si ridurrebbero a fornitori di  servizi e ammortizzatori sociali scaricati dallo stato. Qualche  sindacato è già così. Il governo ha lo stesso progetto dei padroni.<br />
Per tutte queste ragioni il 16 ottobre i metalmeccanici torneranno a Roma. In tanti e, probabilmente, non da soli.</p>
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		<title>Roma, sabato 4 settembre ore 14.30 Piazza Campo de Fiori</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 12:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Federazione della Sinistra invita compagne e compagni a partecipare alla manifestazione indetta  dal
Coordinamento Nazionale Antidiscriminazione “Sa Phrala” (Ogni persona è tuo fratello), uno spazio unitario che raccoglie le principali organizzazioni rom e sinti presenti in Italia.
La manifestazione, gemellata con altre che avverranno in contemporanea indette a Parigi e a Marsiglia, intende esprimere la propria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Federazione della Sinistra invita compagne e compagni a partecipare alla manifestazione indetta  dal</p>
<p style="text-align: justify;">Coordinamento Nazionale Antidiscriminazione “Sa Phrala” (Ogni persona è tuo fratello), uno spazio unitario che raccoglie le principali organizzazioni rom e sinti presenti in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione, gemellata con altre che avverranno in contemporanea indette a Parigi e a Marsiglia, intende esprimere la propria indignazione dopo i recenti provvedimenti del governo francese e del suo presidente Sarkozy, immediatamente riprese dal governo italiano e dal ministro Maroni contro rom e sinti anche provenienti da paesi comunitari. Francia e Italia, accomunate in questa fase da due governi che si dimostrano incapaci ad affrontare la crisi economica e sociale e a salvaguardare i diritti delle fasce sociali meno garantite, ripropongono per l’ennesima volta la logica aberrante e xenofoba del capro espiatorio individuando in poche migliaia di persone colpevoli solo vivere in condizioni di disagio, la causa di tante tensioni e paure. In Francia continuano, nonostante le critiche della stessa Unione Europea, della chiesa e di gran parte della stessa popolazione francese, i voli di rimpatrio coatto in Romania e in Bulgaria eseguiti ai danni di cittadini a cui dovrebbe essere garantito il diritto alla libera circolazione. In Italia si preannunciano provvedimenti ancora più duri, con la richiesta che verrà portata al Parlamento europeo di modificare in senso restrittivo la  direttiva del 2004 che sancisce la libera circolazione negli stati membri. A Roma, una città di 4 milioni di abitanti dove il numero di rom che vive in campi regolari o meno non raggiunge le 10 mila persone, in gran parte minorenni, il sindaco Alemanno reagisce alla morte orrenda di Marius, un bambino di soli 3 anni, arso nella sua baracca a causa di una candela, facendo radere al suolo poche ore il rogo, il resto del piccolo accampamento. Il cosiddetto “piano nomadi”, un colossale investimento che non modificherà e non migliorerà le condizioni di vita di chi oggi vive nei campi ma anzi contribuirà ad accrescere emarginazione, esclusione sociale, separazione, non è altro che l’ennesimo annuncio propagandistico di chi è incapace di affrontare una questione di ordine sociale.  Si colpiscono le persone che vivono nel degrado dopo aver fatto di tutto per tenerle in condizioni di subalternità. Eppure il mondo, gli uomini e le donne rom non sono soltanto quelli narrati dalla cronaca, disumanizzati e ridotti a stereotipi. Si riduce a problema di ordine pubblico un fattore fondante della cultura europea, di gente giunta da secoli in Europa, ricca di tradizioni, saperi, arte, musica, poesia . Un mondo che troppo spesso le istituzioni vogliono ignorare. La Federazione della sinistra sarà sabato al fianco di questi uomini e queste donne, così come sarà parte di quella società italiana democratica e antirazzista che prova vergogna di fronte all’arretramento e al razzismo che si respira in troppi Paesi d’Europa.  Ci sarà condividendo le stesse parole d’ordine del comitato promotore</p>
<p style="text-align: justify;">-       Stop alle nuove forme di deportazione!</p>
<p style="text-align: justify;">-       Stop al razzismo e alla discriminazione contro rom e sinti</p>
<p style="text-align: justify;">-       Stop ai campi nomadi e per la realizzazione di una inclusione sociale che non costruisca spazi di marginalità</p>
<p style="text-align: justify;">-       Stop alla strumentalizzazione mediatica di rom e sinti a fini politici</p>
<p style="text-align: justify;">Invitiamo i compagni e le compagne a partecipare in massa portando con se le bandiere della Federazione della Sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.federazionedellasinistra.com/federazione/wp-content/uploads/2010/09/volantino_4sett.pdf">SCARICA IL VOLANTINO</a></p>
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		<title>A Roma 25 giorni di Festa &#8220;in direzione ostinata e contraria&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Galieni su Liberazione del 1 settembre 2010
Per chi “viaggia in direzione ostinata e contraria”, prendendo a prestito un verso della splendida canzone di Fabrizio De Andrè – Smisurata preghiera – tratta da una poesia di Alvaro Mutis, l’appuntamento è a partire dal 2 settembre a Roma, nel quartiere S. Lorenzo, nei pressi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Stefano Galieni su <em>Liberazione</em> del 1 settembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi “viaggia in direzione ostinata e contraria”, prendendo a prestito un verso della splendida canzone di Fabrizio De Andrè – Smisurata preghiera – tratta da una poesia di Alvaro Mutis, l’appuntamento è a partire dal 2 settembre a Roma, nel quartiere S. Lorenzo, nei pressi di P.zzale del Verano. Il verso della canzone è stato scelto come titolo della prima festa nazionale della Federazione della Sinistra, che si protrarrà per 25 lunghi giorni e il cui programma è stato presentato ieri presso la sede di rappresentanza della Regione Lazio in Via poli 29, da Cesare Salvi (Portavoce nazionale della Fds), Fabio Nobile, portavoce romano e responsabile della festa, Alfio Nicotra, responsabile politico della Federazione Romana del Prc e Gianluca Schiavon, che ha seguito l’organizzazione dell’evento sempre per il Prc. Il calendario che è stato presentato è intensissimo e giunge nei tempi e nei modi al centro della stagione politica che si prepara, delle problematiche sociali ed economiche e vedrà presenti quasi tutti i protagonisti dello scenario politico, i dirigenti delle forze sindacali e non e di movimento. Fabio Nobile nel presentare gli aspetti generali della festa ha voluto rimarcare due aspetti importanti: la gestione collettiva e militante di questa maratona, che sancisce nel lavorare i percorsi di costruzione della Federazione della Sinistra, e il carattere provocatoriamente costruttivo del titolo. La scelta di avere tutta la molteplicità degli interlocutori nel campo della sinistra e del centro sinistra, non solo nazionale rende possibile una kermesse di sicuro impatto politico. Ma ci sarà spazio anche per la musica, presenti gruppi noti ed emergenti del panorama musicale spaziando per ogni genere musicale, e per momenti di socialità utili a ricostruire un tessuto comune di convivenza. L’elenco delle personalità che certamente saranno presenti nella costruzione di percorsi di dialogo su contenuti precisi è lungo: dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che sarà presente il 22 settembre a Oscar La Fontaine, per la Linke che interverrà il 24 e poi Angelo Bonelli, Sergio Chiamparino, Giuseppe chiarante, Luigi de Magistris , Michele Emiliano, Claudio Fava, Claudio Martini, Livia Turco e Nicola Zingaretti, come dirigenti politici, Bianca Berlinguer, Furio Colombo, Concita de Gregorio, Norma Rangeri, Roberto Natale fra gli operatori dell’informazione, Guglielmo Epifani, Maurizio Landini, Giorgio Cremaschi, intellettuali come Antonio Gramsci Jr, Stefano Rodotà, Massimo Rendina, Rossana Praitano, tanto per fare alcuni nomi, poi miriadi di rappresentanti di associazioni e forze strutturate e informali, che agiscono su tematiche specifiche e ovviamente  le compagne e i compagni che dirigono le forze su cui si basa ora la Federazione. Cesare Salvi, ha centrato il suo intervento intersecando la stagione politica che si prospetta, con le sue ricadute politiche e sociali, con la festa, rimarcando come l’appuntamento della Federazione sia un momento di confronto funzionale all’unità della sinistra:«Le recenti dichiarazioni del segretario del Pd danno atto del fatto che si apre una stagione in cui ci sarà chi potrà contribuire a costruire un nuovo “Ulivo” e chi a realizzare un campo della sinistra, senza che questi progetti distinti siano in contrapposizione ma possano, con ruoli diversi, contribuire a sconfiggere le destre». Salvi si è anche soffermato sul proficuo dibattito che si è innescato attorno alla legge elettorale considerando quella in vigore la peggiore del mondo e su quelli che possono essere gli scenari immediati: sociali, con la crescita della disoccupazione e delle casse integrazioni straordinarie, e politici, con il rischio di avventurismi della destra estremamente pericolosi. Da ultimo è intervenuto Gianluca Schiavon per puntualizzare alcuni elementi. Intanto la straordinaria stagione estiva che ha portato le forze della federazione a realizzare oltre  250 feste in tutto il territorio nazionale o quasi, segno di vitalità e di voglia di partecipazione politica. La sinistra di alternativa, in questo momento soprattutto la federazione è l’unica forza in Europa che nonostante sia esclusa dai parlamenti riesce a mobilitare i propri attivisti per quasi un mese restituendo alla politica quell’idea di servizio, del fare che sembrava condannata alla sparizione. Ha anche  invitato i presenti a notare come nel preparare la festa sia voluto dare importanza a numerose questioni ma si sia scelto di dare risalto alle questioni di genere troppo spesso sinora non sufficientemente considerate. E per concludere la musica, limitandosi a segnalare le presenze più conosciute: Assalti Frontali, Villa Ada Posse, One Love S. System, il gruppo rom di Alexian Santino Spinelli (Alex ta la Chave) e numerose esperienze jazz, soprattutto al femminile. Appuntamento alla festa allora.</p>
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		<title>Bersani si ricordi i danni del Mattarellum</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Cesare Salvi su il manifesto del 31 agosto 20101
Nelle moderne democrazie i sistemi elettorali  svolgono due funzioni. La prima è quella di trasformare in seggi i voti  avuti dalle forze politiche, la seconda riguarda la scelta dei candidati  da eleggere. I due aspetti non vanno confusi.
In particolare, il  collegio uninominale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Cesare Salvi su <em>il manifesto</em> del 31 agosto 20101</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle moderne democrazie i sistemi elettorali  svolgono due funzioni. La prima è quella di trasformare in seggi i voti  avuti dalle forze politiche, la seconda riguarda la scelta dei candidati  da eleggere. I due aspetti non vanno confusi.<br />
In particolare, il  collegio uninominale può servire al funzionamento maggioritario del  sistema, ma può anche essere usato in un sistema proporzionale (come ad  esempio la legge elettorale italiana per il Senato prima della riforma  del 1993). Nell&#8217;Italia della seconda Repubblica si è adottato il sistema  maggioritario; dapprima, con la legge Mattarella, attraverso i collegi  uninominali; successivamente, con la legge Calderoli (approvata nel  2005), con il premio di maggioranza e la lista bloccata. In entrambe le  versioni, questo sistema non ha prodotto nessuno dei benefici auspicati  dai suoi proponenti: non vi sono state maggioranze stabili e coese, non  vi è stata riduzione della frammentazione partitica, non vi è stata  un&#8217;effettiva scelta degli eletti e il corrispondente radicamento nel  territorio.<br />
Sotto quest&#8217;ultimo profilo, chi auspica il ritorno alla  legge Mattarella dovrebbe ricordare la spartizione che ciascuna delle  due coalizioni faceva dal centro, con i conseguenti candidati  paracadutati dall&#8217;alto. Abbiamo avuto insomma i danni del maggioritario,  ma nessuno degli attesi benefici.<br />
Per passare dal discorso sistemico  a quello politico, è per effetto del sistema maggioritario che  Berlusconi e Bossi hanno trasformato la maggioranza relativa di voti in  maggioranza assoluta (che nel paese non hanno). Basta fare quattro  conti. L&#8217;impressione di un&#8217;Italia nella quale Pdl e Lega hanno un largo e  invincibile consenso tra i cittadini è un effetto distortivo dovuto  appunto al sistema maggioritario. Nelle ultime elezioni regionali il Pdl  ha avuto il 30 per cento e la Lega il 12 per cento. Con un sistema di  impianto proporzionale, non avrebbero in Parlamento la maggioranza per  governare. La legge maggioritaria grava sulla politica italiana come una  gabbia di forza, comprime il pluralismo politico e ideale presente tra i  cittadini prima ancora che tra le forze politiche, tende ad espellere  della rappresentanza i punti di vista diversi da quelli dominanti.<br />
Da  tempo sono convinto che una legge elettorale simile a quella tedesca  sia la via da seguire per ridare vitalità alla democrazia italiana,  anche incentivando la partecipazione al voto. Quel sistema ha un  impianto proporzionale corretto dalla clausola di sbarramento. Sulla  base dei dati delle elezioni più recenti (parlamento europeo e  regionali) entrerebbero in Parlamento i cinque partiti di adesso nonché  la sinistra, se unisse le sue forze. All&#8217;obiezione che così i governi  non li scelgono i cittadini, si può rispondere (oltre che citando i  danni che tale idea ha introdotto in un sistema che rimane  parlamentare), che nessun sistema maggioritario, tranne la legge  Calderoli, che è un unicum mondiale, garantisce al partito o alla  coalizione che arriva prima la maggioranza assoluta in parlamento; e ciò  nonostante sono già in crisi.<br />
Anche per quanto riguarda la  possibilità dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti, il  sistema tedesco offre una buona soluzione. La metà dei parlamentari è  eletta con il collegio uninominale, l&#8217;altra metà, ai fini del  riequilibrio della rappresentanza, su liste bloccate molto corte. Questo  meccanismo è migliore del voto di preferenza, che non dà una buona  prova di sé nelle elezioni regionali e delle grandi città, sul piano  della trasparenza e della qualità della politica.<br />
Giusto complemento  della riforma elettorale sarebbe una legge di attuazione dell&#8217;articolo  49 della Costituzione (quante giuste intuizioni rimaste disattese nei  nostri padri costituenti!) che preveda, come appunto in Germania,  l&#8217;onere dei partiti di adottare metodi democratici nella propria vita  interna, anche e soprattutto per la scelta dei candidati.<br />
Si giungerà  in Italia, in questo Parlamento o nel prossimo, a nuove regole  elettorali che contrastino la crescente degenerazione della politica?  Non è facile essere ottimisti. Ma credo questo sia un tema che richieda  un impegno anche culturale: come si diceva un tempo, una battaglia delle  idee.</p>
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		<title>Ferrero: alleati dei democratici senza entrare nel governo</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 14:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Paolo Ferrero
su la Repubblica del 29 agosto 2010
«Evitiamo gli errori del passato, evitiamo il ritorno all&#8217;Unione e il Pd a vocazione maggioritaria. Troviamo un&#8217;altra strada». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista ha accolto positivamente l&#8217;appello di Bersani per un&#8217;alleanza democratica. Non lo convince però, la prospettiva dell&#8217; Ulivo.
Perché?
«C&#8217;è un’emergenza nel Paese e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Intervista a Paolo Ferrero</em></p>
<p style="text-align: justify;">su <em>la Repubblica</em> del 29 agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;">«Evitiamo gli errori del passato, evitiamo il ritorno all&#8217;Unione e il Pd a vocazione maggioritaria. Troviamo un&#8217;altra strada». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista ha accolto positivamente l&#8217;appello di Bersani per un&#8217;alleanza democratica. Non lo convince però, la prospettiva dell&#8217; Ulivo.<strong><br />
Perché?</strong><br />
«C&#8217;è un’emergenza nel Paese e per questo va benissimo, data l&#8217;attuale legge elettorale, un&#8217;alleanza per chiudere con Berlusconi. La Federazione della sinistra, però, non è interessata a entrare nell&#8217;Ulivo».<strong><br />
Alleati ma distinti?</strong><br />
«Sì ma non equidistanti. Per intenderci: per noi fa differenza se al governo ci sta Berlusconi o Bersani. E noi preferiamo Bersani. Però al governo non ci andiamo. Perché i governi riformisti alla Prodi hanno fallito».<strong><br />
Restano le differenze, quindi.</strong><br />
«Sì, ma non sono tali da impedirci di stare insieme per sconfiggere Berlusconi o di trovare la convergenza su alcuni punti programmatici. Il nostro progetto, però, non è il governo. Abbiamo un altro obiettivo».<strong><br />
Quale?</strong><br />
«Ci poniamo il problema di unire la sinistra anticapitalista fuori dall&#8217;Ulivo. Un soggetto come la Linke in Germania. Per è necessaria una nuova legge elettorale».<strong><br />
Proporzionale?</strong><br />
«Sì, proporzionale con uno sbarramento. Sarebbe un modo per riequilibrare la dialettica politica. A quel punto potrebbero formarsi un polo di estrema destra, uno leghista, uno di destra moderata o di centro, un centro cattolico, un centrosinistra e una sinistra vera».</p>
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		<title>Quattro domande a&#8230; Rosa Rinaldi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 10:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[da Liberazione.it
1) Che cosa pensa delle proposte di aperture e disponibilità  che si stanno muovendo a sinistra &#8211; a sinistra del Pd &#8211; in preparazione  delle elezioni?
Credo che la forma della Federazione della Sinistra sia la più aderente  alla realtà.Una realtà che esige un processo di unificazione della  sinistra senza però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">da Liberazione.it</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) Che cosa pensa delle proposte di aperture e disponibilità  che si stanno muovendo a sinistra &#8211; a sinistra del Pd &#8211; in preparazione  delle elezioni?</strong><br />
Credo che la forma della Federazione della Sinistra sia la più aderente  alla realtà.Una realtà che esige un processo di unificazione della  sinistra senza però schiacciare, nascondere le differenze. E devo dire  che questa formula sta raccogliendo consensi e non mi sembra sia  guardata con sarcasmo dalla sinistra, come era avvenuto prima.  È  importante, comunque, che si apra un percorso che vada oltre la  Federazione della Sinistra e che serve a costruire un progetto di  centro-sinistra come forma di intesa vera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) Nell&#8217;ultimo sondaggio pubblicato sul nostro sito la  maggioranza dei lettori/naviganti vorrebbe  una coalizione allargata del  centrosinistra. Che si vada oltre Fds e Sinistra ecologia e libertà.  Per quello che vale, ovviamente, un sondaggio di questo tipo, che cosa  le suggerisce il risultato?</strong><br />
Non mi stupisce. Il problema che hanno i partiti, e dunque anche noi, è  che hanno bisogno di recuperare il divario che esiste tra gli iscritti, i  militanti e la gente, quell’elettorato di riferimento più ampio. Penso  sia necessaria una mediazione che riavvicini queste due “forze”.  Mi  sembra allora un buon segno che chi ci legge guardi a noi con un’attesa  maggiore, con una speranza di ampliamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) Il Capo dello Stato è contrario ad elezioni anticipate. Si  profila un governo di &#8220;transizione&#8221; , tecnico. Sarebbe una buona idea  per non affrontare le urne al buio?</strong><br />
Il problema di fondo è che questa maggioranza sta mostrando il suo volto  più autoritario. Il conflitto istituzionale è evidente e una  maggioranza che minaccia di ricorrere alle piazze&#8230;beh,  ricorda le  pagine storiche più brutte di questo paese. Quindi il Presidente della  Repubblica va salvaguardato, è legittimo che prima di indire le elezioni  verifichi che la possibilità di un governo alternativo. Detto questo  vedo le alchimie di questo tipo molto distanti dalla società reale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4) È importante essere presenti in Parlamento? E quanto è importante?</strong><br />
È importantissimo. Ma non per il partito o per la Fds, ma perché è in  Parlamento che si deve esprimere la nostra politica. Penso, in primo  luogo, al lavoro. Non è mai accaduto nella storia di questo paese che in  Parlamento manchi una rappresentanza del mondo del lavoro. La non  presenza oscura non solo noi, ma le ragioni del conflitto sociale. E noi  ci candidiamo ad essere questa espressione, questa rappresentanza.</p>
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		<title>Quattro domande a&#8230; Claudio Grassi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 10:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Liberazione.it
 1) Che cosa pensa delle proposte di aperture e disponibilità  che si stanno      muovendo a sinistra &#8211; a sinistra del Pd &#8211; in  preparazione delle elezioni?
Penso che siano positive. Se si dovesse andare al voto credo sia  opportuno trovare il modo di  allargare le prospettive della Federazione  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Liberazione.it</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> 1) Che cosa pensa delle proposte di aperture e disponibilità  che si stanno      muovendo a sinistra &#8211; a sinistra del Pd &#8211; in  preparazione delle elezioni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Penso che siano positive. Se si dovesse andare al voto credo sia  opportuno trovare il modo di  allargare le prospettive della Federazione  della sinistra</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) Nell&#8217;ultimo sondaggio pubblicato sul nostro sito la  maggioranza dei lettori/naviganti vorrebbe  una coalizione allargata del  centrosinistra. Che si vada oltre Fds e Sinistra ecologia e libertà.  Per quello che vale, ovviamente, un sondaggio di questo tipo, che cosa  le suggerisce il risultato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembra un segno di maturità dei visitatori. Se abbiamo l&#8217;ambizione  di vincere, dobbiamo unire. Certo le forze in campo sono molto diverse  tra loro e dunque, per evitare di riproporre scenari già visti , e  fallimentari, piuttosto che avere obiettivi di governo è meglio trovare  tre o quattro punti cin comune su cui far convergere la coalizione.  Potrebbero essere:</p>
<p style="text-align: justify;">a) la Costituzione</p>
<p style="text-align: justify;">b) la legge elettorale</p>
<p style="text-align: justify;">c) il conflitto di interessi</p>
<p style="text-align: justify;">d) il lavoro</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) Il Capo dello Stato è contrario ad elezioni anticipate. Si  profila un governo di &#8220;transizione&#8221; , tecnico. Sarebbe una buona idea  per non affrontare le urne al buio?<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Capisco Napolitano, è giusto che tenti una verifica prima del ricorso  alle urne. Tuttavia non vedo le condizioni politiche minime perché  possa nascere un governo tecnico. Composto da chi? Pdl e Lega sono  contrari. Un insieme che va da Fini al Pd, passando per l&#8217;Udc non regge.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4) È importante essere presenti in Parlamento? E quanto è importante?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Inutile negarlo: il fatto di non essere in parlamento da due anni ci  ha tolto molta visibilità, ha inciso sulle nostre campagne. Non siamo  presenti sui media.  Non è un fattore principale della politica, ma è  importante essere in Parlamento. Se si va alle elezioni deve essere tra i  nostri obiettivi.</p>
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		<title>&#8220;Il premierato già bocciato dagli italiani&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 08:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Gianni Ferrara
di Paolo Persichetti su Liberazione del 18 agosto 2010
Secondo le destre al governo l&#8217;Italia di oggi traverserebbe una fase di transizione delle regole costituzionali nella quale alcune norme della Costituzione non avrebbero più vigenza reale, ma sarebbero solo una mera eredità del passato, della Prima Repubblica, cioè di un sistema politico ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Intervista a Gianni Ferrara</em></p>
<p style="text-align: justify;">di Paolo Persichetti su Liberazione del 18 agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le destre al governo l&#8217;Italia di oggi traverserebbe una fase di transizione delle regole costituzionali nella quale alcune norme della Costituzione non avrebbero più vigenza reale, ma sarebbero solo una mera eredità del passato, della Prima Repubblica, cioè di un sistema politico ancora imperniato sulla centralità dei partiti e del Parlamento. Modello oggi sostituito da un sistema bipolare e da una legge elettorale che indica il premier vincente. Questa guado istituzionale è stato da alcuni riassunto sotto l&#8217;espressione di &#8220;costituzione materiale&#8221; che &#8211; a detta degli esponenti della destra &#8211; dovrebbe imporsi sulla costituzione formale. Da qui il duro scontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha ribadito il suo ruolo di difensore e interprete del dettato formale della Costituzione, nella quale sta ancora scritto che egli resta il detentore del potere di scioglimento delle Camere, una volta verificata l&#8217;impossibilità di una nuova maggioranza di governo in sede parlamentare.<br />
Ma cosa è questa costituzione materiale? La costituzione reale iscritta nei rapporti di forza di un Paese, si sarebbe detto in chiave marxista un tempo. La dottrina giuridica forgiò questa nozione per tentare di spiegare quella singolare forma statuale che si impose con l&#8217;avvento del fascismo e del nazismo. Regimi che salirono al potere aggirando i sistemi istituzionali in vigore, esautorandoli senza mai abrogarli formalmente. In Germania, Ernest Fraenkel parlò a tale proposito di &#8220;Stato duale&#8221;. La costituzione di Weimar venne legalmente disattivata grazie ad una clausola che ne prevedeva la sospensione. Da noi, invece, prese piede la nozione di costituzione materiale, che &#8211; ci ha spiegato il professor Gianni Ferrara &#8211; «servì a descrivere quel che avvenne sul piano istituzionale con l&#8217;avvento del fascismo. Opera del professor Costantino Mortati, pubblicata nel 1940, questo concetto ebbe il compito di definire quello che era successo in contrasto con lo Statuto albertino, cioè l&#8217;abolizione dei diritti dei cittadini, l&#8217;eliminazione della rappresentanza politica, la riduzione del Parlamento ad organo asservito a un dittatore».</p>
<p>Professor Ferrara, oggi è ancora possibile pensare ad una costituzione materiale in grado di sopravanzare la costituzione formale?<br />
La costituzione materiale non è una costituzione. Le costituzioni sono atti normativi. Gli atti normativi sono formati da articoli. Gli articoli contengono disposizioni. Le disposizioni sono regole giuridiche che hanno forza legale. Chi evoca queste cose non sa nemmeno di cosa parla.</p>
<p>Eppure, professore, questa nozione è stata chiamata in causa nel dopoguerra per definire la cosiddetta &#8220;costituzione effettivamente vigente&#8221;. Cioè l&#8217;applicazione o la disapplicazione di parte della carta costituzionale, gli orientamenti interpretativi, le consuetudini, i principi suscettibili di revisione ecc.<br />
Appena 4 anni fa un un comitato di cittadini indusse gli organi dello Stato ad un referendum costituzionale respingendo il tentativo di cambiamento della Costituzione. In quella legge di riforma costituzionale si prevedeva, tra l&#8217;altro, che il potere di scioglimento delle Camere fosse assegnato al capo del governo. Il popolo italiano l&#8217;ha respinta. Le tesi sostenute in questi giorni dagli esponenti del Pdl avrebbero avuto legittimità se nel 2006 il popolo italiano avesse approvato quelle proposte. Ma il popolo italiano le ha respinte. Di quale costituzione materiale stanno parlano?Tacciano che è meglio. Siamo in presenza di un ignobile tentativo di condizionare il presidente della Repubblica.</p>
<p>E&#8217; pur vero, professore, che l&#8217;attuale Costituzione non gode più di quel consenso ampio che sussisteva negli anni della Prima Repubblica, quando esisteva il cosiddetto &#8220;Arco costituzionale&#8221;. Oggi sono al governo forze politiche che gli erano estranee.<br />
Questo non è vero perché noi abbiamo per la prima volta nella storia delle costituzioni una carta che dopo 50 anni dalla sua promulgazione è stata riconfermata col voto del popolo. Che ci sia una classe politica che voglia riformare la Costituzione è un qualcosa che depone contro questa classe politica e dimostra quanto questa volontà di stravolgimento del testo costituzionale non sia rappresentativa del popolo italiano, che invece si è espresso direttamente, chiaramente e nettamente.</p>
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		<title>I cecchini del governo contro la Carta</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 08:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Massimo Villone * su il manifesto del 18 agosto 2010
Lo scontro istituzionale tra Pdl e Quirinale scuote la politica con inusitata violenza. I fatti. Da una maggioranza in decomposizione si levano grida scomposte che l&#8217;unica alternativa a Berlusconi è il voto. Si minaccia persino la discesa in piazza per l&#8217;unico vero e giusto capo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Massimo Villone * su il manifesto del 18 agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scontro istituzionale tra Pdl e Quirinale scuote la politica con inusitata violenza. I fatti. Da una maggioranza in decomposizione si levano grida scomposte che l&#8217;unica alternativa a Berlusconi è il voto. Si minaccia persino la discesa in piazza per l&#8217;unico vero e giusto capo del governo. Napolitano, in un&#8217;intervista a l&#8217;Unità, rivendica i poteri che la Costituzione gli affida nelle crisi di governo. Chiede sobrietà e rispetto delle istituzioni. Le sue parole sono lette come apertura a un possibile governo tecnico, e la polemica cresce. Il vicepresidente dei deputati Pdl &#8211; non l&#8217;ultimo dei peones &#8211; lo accusa di tradire la Costituzione. Dal Quirinale una secca nota sfida ad azionare lo strumento per tali casi previsto: l&#8217;impeachment per attentato alla Costituzione. Bene. Sarebbe davvero assordante il silenzio di un capo dello stato di fronte all&#8217;esplicita accusa di tradire la Costituzione.<br />
Un contesto di altissima febbre istituzionale. L&#8217;impeachment è stato attivato una sola volta, nei confronti di Cossiga. La procedura non arrivò a concludersi, perché la DC, partito di maggioranza relativa e di governo, fece quadrato, e l&#8217;opposizione non aveva i numeri &#8211; forse nemmeno la convinzione &#8211; per andare fino in fondo. Ma quel presidente aveva rovinosamente «picconato» la Costituzione. Lo dico con tutto il rispetto comunque dovuto a chi proprio in queste ore ha cessato di vivere. Nella mia opinione, la sentenza della Storia è già definitiva. Oggi, invece, siamo nella serie degli organi neutrali e di garanzia &#8211; presidenza della Repubblica, corte costituzionale, CSM &#8211; messi nel mirino dai cecchini governativi.<br />
Per l&#8217;art. 92 il capo dello stato nomina il presidente del consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri. Apparentemente, nessun limite al potere di nomina del presidente del consiglio. Ma il limite c&#8217;è, e lo troviamo nell&#8217;art. 94 laddove prescrive che il governo deve avere la fiducia delle camere. Dunque il capo dello stato deve nominare chi in prospettiva può ottenere il voto favorevole in parlamento. In questo senso il capo dello stato con la nomina non entra nella dialettica maggioranza-opposizione. Per questo i costituzionalisti hanno considerato sempre con diffidenza governi «elettorali», nominati in vista dello scioglimento subito dopo un prevedibile e anticipato diniego della fiducia. E hanno guardato con cautela ai «governi del presidente», esecutivi di emergenza mandati al voto di fiducia con il solo sostegno del capo dello stato e senza un precostituito accordo di maggioranza.<br />
Come entra in questo il popolo sovrano che &#8211; secondo la vulgata del Pdl &#8211; elegge direttamente il capo del governo? Appunto, non entra. È ben vero che la legge elettorale prevede un «capo» della coalizione, e che l&#8217;evoluzione in senso bipolare del sistema politico in qualche modo anticipa l&#8217;identità del futuro premier. Di questo le consultazioni postelettorali del presidente della Repubblica hanno già preso atto. Ma è un&#8217;evoluzione che di per sé non nega il dato costituzionale. Perché nominando quel «capo» della coalizione il presidente della Repubblica sceglie appunto chi in prospettiva può avere il voto favorevole delle camere, in specie con la gruccia del premio di maggioranza.<br />
E se la crisi viene in corso di legislatura? Il Pdl grida al tradimento degli elettori se si cambia governo o maggioranza. Ma qui c&#8217;è un dato insopprimibile. Per l&#8217;art. 67 Cost. il parlamentare non ha vincolo di mandato. Tutti i governanti sognano in parlamento un obbediente parco buoi. Ma chi studia sa che proprio sulla libertà del parlamentare sono nati i moderni parlamenti. Un parlamentare può votare il governo che crede. Se i suoi elettori si sentono traditi, certo lo puniranno nel successivo turno elettorale. Cosa c&#8217;entra in questo il capo dello stato? Esattamente nulla.<br />
Il presidente della Repubblica è chiamato solo ad accertare se esiste una maggioranza parlamentare a sostegno di un esecutivo. Niente di più, niente di meno. L&#8217;accertamento può essere sostanzialmente automatico, all&#8217;inizio di legislatura e con la legge elettorale vigente. Oppure può essere assistito da una più o meno ampia discrezionalità in corso di legislatura, in rapporto alle condizioni politiche concrete. E il potere di scioglimento si connette all&#8217;esistenza o meno di quella maggioranza. Se esiste, non si scioglie. Se non esiste, si scioglie. Questo è il dato costituzionale.<br />
La nostra tormentata esperienza conferma la saggezza dei costituenti. E conferma anche l&#8217;errore di chi a sinistra ha dimenticato le ragioni che storicamente avevano condotto a privilegiare la centralità della rappresentanza politica. Di chi ha ceduto alle ingannevoli sirene del presidenzialismo di fatto, dell&#8217;investitura popolare del leader con la sua maggioranza, della governabilità come bene pervasivo e assoluto.<br />
Di tutto questo vediamo ancora una volta gli esiti perversi. Anche il costituzionalista è chiamato a manifestarsi in prima persona, per ricostruire una cultura in cui sia chiaro che la casa della democrazia si trova a Montecitorio e Palazzo Madama, e non a Palazzo Chigi.<br />
* Ordinario di diritto costituzionale &#8211; Facoltà di Giurisprudenza di Napoli</p>
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		<title>Nessun futuro per una sinistra divisa</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 08:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Gian Paolo Patta  su il manifesto del 17 agosto 2010
Le conseguenze del voto alla Camera, che ha evidenziato come il governo Berlusconi sia in minoranza, saranno rilevanti non solo per la sorte del governo ma per tutto il quadro politico, comprese le singole forze politiche e le loro relazioni. La sola ipotesi di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Gian Paolo Patta  su il manifesto del 17 agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze del voto alla Camera, che ha evidenziato come il governo Berlusconi sia in minoranza, saranno rilevanti non solo per la sorte del governo ma per tutto il quadro politico, comprese le singole forze politiche e le loro relazioni. La sola ipotesi di un nuovo soggetto politico di centro, che potrebbe nascere da un accordo tra Fini e Casini, già influenza gli schieramenti e le prospettive dello stesso Pd. Una parte del gruppo dirigente di questo partito propone che alle prossime elezioni, in permanenza di questa legge elettorale, allo schieramento berlusconiano venga contrapposto uno schieramento Pd-Casini-Fini. È una proposta, che abbia o meno successo è al momento secondario, non motivata da ragioni numeriche e che punta esplicitamente ad una definitiva trasformazione del Pd in un partito di centro.<br />
Si tratta di un rilevante progetto politico che punta all&#8217;emarginazione di quanto resta di sinistra nello stesso Pd e delle formazioni di sinistra, attualmente extraparlamentari, che mantengono nel paese un elettorato tra il 5 e il 7%. È una proposta che brucia il tentativo di Vendola di riorganizzare verso sinistra il partito democratico. Anzi, è probabile che nel nuovo quadro politico che emerge dal voto della camera, le primarie vengano liquidate. A Vendola verrebbe a mancare lo strumento principale su cui ha fondato la propria iniziativa. Qualora invece si andasse alle elezioni dopo una nuova legge elettorale, cosa molto improbabile, che inevitabilmente facesse nascere un polo di centro, le conseguenze sul Pd e sulla sinistra sarebbero diverse solo sul piano organizzativo ma non su quello politico. Una legge maggiormente proporzionale potrebbe portare una parte delle forze costituenti il Pd a confluire nel nuovo polo di centro.<br />
In tutti i casi l&#8217;evoluzione del quadro politico evolve verso una definitiva emarginazione della nostra frammentata sinistra , anche nel caso di una legge elettorale disegnata sul modello tedesco. A meno che la sinistra non raggiunga una dimensione impossibile da liquidare e senza il cui apporto sarebbe velleitaria qualsiasi ipotesi di vittoria su Berlusconi. Credo che Vendola, senza rinunciare alla battaglia nel centrosinistra che sta portando avanti, abbia l&#8217;onere, per il ruolo che si è conquistato sul campo, di avanzare una proposta che dia unità e quindi peso al complesso delle forze della sinistra. Al di là della forma che questa unità potrebbe assumere, credo che sarebbe un po&#8217; avventuroso scommettere tutto sul proprio ruolo personale e sul rapporto con i media. Corre il rischio di camminare sulle sabbie mobili scambiandole per un sostegno sicuro. Meglio, quando si scende in battaglia, contare sull&#8217;organizzazione delle proprie forze.<br />
La Federazione della Sinistra ha assunto l&#8217;obiettivo dell&#8217;unità della sinistra nel proprio documento congressuale ed è quindi pronta a fare la propria parte; come pure, a fronte del grave pericolo per la stessa costituzione rappresentato da Berlusconi, ha deciso che farà la propria parte per garantire la nascita di un governo di salvaguardia costituzionale. Ci sono quindi i presupposti perché i due tronconi della sinistra, superando errori, settarismi e personalismi, tornino a parlarsi.Le forze che si apprestano al congresso fondativo della FdS, superando dolorose lacerazioni, danno prova concreta di credere nell&#8217;unità. Certo la forma federale ha dei grossi limiti, visibili quotidianamente nella difficoltà della FdS a diventare un soggetto politico vivo nel territorio, ma se la volontà unitaria è reale questi limiti saranno superabili soprattutto se scenderà in campo tutto il popolo della sinistra politica e sociale.<br />
Credo che ricostruire una sinistra non marginale sia un dovere nei confronti innanzitutto, ma non solo, dei lavoratori che privi di rappresentanza politica stanno affrontando uno degli attacchi più duri mai subìti nella storia della Repubblica: divisione dei sindacati, attacco allo statuto dei lavoratori e al suo articolo 18, agli articoli sociali della costituzione compreso il diritto di sciopero (Pomigliano), destrutturazione dei contratti nazionali di lavoro. Il complessivo spostamento al centro del quadro politico e il permanere di una sinistra divisa e marginale impedirebbe persino l&#8217;organizzazione di una qualunque difesa.<br />
<em><br />
</em></p>
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