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Dopo voto. Accelerare la costruzione della Federazione e l’offensiva a sinistra

Dopo voto. Accelerare la costruzione della Federazione e l’offensiva a sinistra

di EDOARDO BELMONTE

Parola d’ordine: accelerare
Accelerare. Questa la parola d’ordine risuonata nel corso della riunione fiume del Consiglio nazionale della Federazione della sinistra, riunito venerdì 2 aprile nella sala Libertini della direzione nazionale del Prc a Roma per esaminare i risultati elettorali e trarne le prime indicazioni politiche e conseguenze pratiche.
Accelerare non una, non due, nemmeno tre, ma quattro volte: accelerare la costruzione effettiva della Federazione, accelerare l’offensiva unitaria verso la sinistra, accelerare la mobilitazione comune di tutte le opposizioni contro il governo Berlusconi, accelerare i referendum su acqua, nucleare, precarietà. E non per sfuggire l’obbligo di approfondire con acume critico, e autocritico, il risultato elettorale e l’annosa crisi delle sinistre in cui si colloca, bensì per cercare di coniugare l’elaborazione con l’iniziativa politica e viceversa.

Analisi del voto
Il verdetto negativo delle urne è inconfutabile. Da qualunque punto lo si osservi: l’affermazione, apparentemente incontrovertibile, della maggioranza berlusconiana e l’ulteriore, inquietante avanzata della Lega; l’emorragia costante di consensi di una sinistra che non riguadagna efficacia e fiducia alla propria azione politica; l’evolvere quasi simmetrico dell’astensionismo per un verso e del populismo per un altro; la disaffezione nei confronti di una politica percepita come sempre più assorta in interessi particolari e distolta dai problemi reali. Tutte quante condizioni che son quasi incallite. E su cui la discussione interna può innestare un catalogo di osservazioni e puntualizzazioni tra loro differenti e persino distanti.
C’è chi legge nel Movimento 5 stelle di Beppe Grillo un tratto marcatamente antipolitico e populista, inclinato verso il giustizialismo di destra, e chi vi ravvisa piuttosto una sorta di “astensionismo attivo” che invia segnali anche alla sinistra. C’è chi nell’impinguarsi dell’astensione pesa la disaffezione verso una politica incapace di intervenire sui problemi reali e strozzata da un bipolarismo sempre più omologato oltreché ricattatorio per mezzo del voto utile. C’è chi osserva come nel caso italiano il populismo si ammanti di sinistra in modo mistificatorio, evocando bisogno di giustizia ma trascurando del tutto quella sociale. C’è chi considera il reinsediamento sociale e territoriale come sola condizione per recuperare consenso e chi mette in guardia circa il rischio di ripiegamento dottrinario senza adottare un vocabolario completamente nuovo. (E ancora altre osservazioni e analisi i cui argomenti vorremmo poter rendere fruibili meglio e nella loro interezza attraverso il dibattito e gli interventi su questo sito. E in questo senso ci rivolgiamo ai dirigenti).

La risorsa partecipativa
La pelle, quantomeno, la Federazione “l’ha portata a casa”. Pur con scelte controverse e risultati incostanti, è riuscita a preservare una presenza politica. E ciò nel difficile contesto di una sinistra spaccata come una mela e malgrado da diverse direzioni si sia agito per cancellarla. A cominciare dall’oscuramento da parte di tv e tg del duopolio monocolore; come pure il silenzio di vasti settori dell’editoria liberale e progressista che mal sopportano, e concorrono a escludere, chi non si schiera in una metà campo.
Al di là di ogni dato numerico, a maggior ragione il lascito più significativo della campagna elettorale è il patrimonio di impegno, lavoro politico, sostegno umano e anche affettivo. Benché, a seconda delle differenti situazioni, si siano alternate esperienze di partecipazione, contagio, allargamento con espressioni di diffidenza e ritrosia rispetto al progetto di costruzione della Federazione. Quel piccolo ma prezioso patrimonio fatto di dedizione militante non meno che di pensosità trepidante, costituisce il primo pilastro della Fed., la base viva e attiva da coinvolgere in un progetto e un percorso politico.

La Federazione, dalla proposta alla costruzione
Per quanto il risultato delle regionali sia negativo, pur nella molteplicità di valutazioni e accenti il progetto di Federazione si propone come cardine della ricostruzione di una presenza, una cultura, una pratica politica: punto fermo da cui non si arretra né si devia. Si tratta perciò di passare dalla dimensione provvisoria della proposta alla sua realizzazione concreta e stabile.
Di qui l’esigenza largamente condivisa di accelerare. Accelerare tempi e modi di definizione del profilo politico e di costruzione di quello organizzativo; accelerare percorsi e forme di condivisione di risorse, strumenti, capacità, competenze; accelerare la definizione e l’attribuzione di responsabilità e incarichi; accelerare l’impostazione di modalità pratico organizzative; accelerare la messa in opera di organismi e realtà territoriali.
Realizzare, insomma, un salto di qualità dell’azione politica. Ma anche un salto dal punto di vista della quantità. Altrimenti detto: uno scatto in avanti sia nel merito che nel metodo; ovvero la definizione di un profilo programmatico e di pratiche efficaci, democratiche, condivise, interattive. Ciò che occorre anche per instradare il congresso istitutivo (dire fondativo rischia di ingenerare malintesi, sia intenzionali che non) che a settembre dovrebbe prendere il via dalla periferia per concludersi a dicembre.
L’obiettivo fissato, solo verbalmente, dal Consiglio nazionale è quello di rendere operativi tutti gli organismi territoriali della Federazione entro il mese di aprile: un mese di discussione e di costruzione da realizzare parallelamente. Si propone perciò di convocare una rete diffusa di attivi provinciali e regionali che, parallelamente all’esame dei risultati elettorali e dei loro effetti sui singoli territori, diventino il momento e lo strumento per promuovere e realizzare l’allargamento oltre ai quattro soggetti fondatori: Prc, Pdci, Socialismo 2000, Associazione lavoro-solidarietà. A tal fine l’attenzione è volta a recepire sollecitazioni e istanze di realtà (associative, di movimento, di impegno tematico o specifico, ecc.) e personalità variamente interessate e disponibili a partecipare al processo federativo. Gli attivi locali dovrebbero inoltre servire a impostare modalità organizzative specifiche, esprimere dei portavoce, definire regole e pratiche condivise. Tanto a livello centrale che periferico si pongono infatti questioni di razionalizzazione delle strutture e le sovrastrutture: spazi, sedi, risorse, attrezzature e loro utilizzo; dai siti internet, ai locali di sedi e sezioni, agli strumenti di comunicazione.
Detto questo, se nella discussione del Consiglio nazionale viene espresse una sostanziale concordia di intenti riguardo all’accelerazione da imprimere alla costruzione e il consolidamento della Federazione, ciò non significa affatto che al dunque le direzioni di marcia e gli approdi vengano immaginati e perseguiti in modo univoco da tutte le forze, le componenti, le personalità coinvolte e impegnate. (E, anche in questo caso, non si può che rinnovare l’auspicio che il sito della Federazione possa essere inteso come luogo e strumento per diffondere, argomentare, allargare e raffinare il dibattito politico culturale).

Blocco di sinistra e opposizione di massa
Di accelerazione in accelerazione, sul terreno dell’iniziativa politica il secondo impegno è imprimere una spinta ulteriore e risoluta all’offensiva unitaria verso le forze – politiche, sociali, associative, di movimento – della sinistra; con l’obiettivo di ricomporre un blocco di sinistra che aggreghi in forme nuove e democratiche la diaspora e lo smarrimento all’esterno del fianco mancino del Pd.
In terzo luogo viene l’accelerazione sul terreno dell’opposizione al governo Berlusconi, delle difesa dei diritti sociali e della difesa della democrazia. A questo proposito di tratta di confermare e rilanciare la proposta di patto di azione avanzata all’indomani delle regionali a tutte le forze di opposizione, in sintonia col successo e lo spirito della manifestazione unitaria del 13 marzo scorso a piazza del popolo a Roma, con l’obiettivo di dare forza a un movimento di massa contro il governo Berlusconi e in difesa dei diritti sociali, civili e democratici che vengono compressi dalle politiche ultra liberiste della destra.
Dal primo di maggio la Federazione intende poi avviare un’impegnativa campagna referendaria su tre temi: difesa dell’acqua pubblica, opposizione al nucleare e lotta alla precarietà. E questo è il quarto campo di accelerazione.
Per quanto riguarda i referendum contro la privatizzazione dell’acqua, la Fed. ha aderito alla campagna lanciata dai comitati e intende dispiegare il proprio impegno per contribuire alla raccolta delle firme necessarie. Stessa impostazione adottata per la campagna contro il nucleare, rispetto a cui si intende agire in appoggio e collaborazione coi movimenti nazionali e locali.
Più complessa e ardua la situazione relativa ai 5 quesiti che riguardano la lotta alla precarietà e intervengono sulla sostanza della legge 30. Su questo terreno l’impegno preliminare è quello inteso a ampliare il più possibile l’arco di forze e realtà interessate alla battaglia contro la precarizzazione e alla raccolta di firme per i referendum; nella consapevolezza, tuttavia, che la gran parte del lavoro ricadrà direttamente proprio sulle spalle della Federazione.
I tre argomenti referendari sono ciascuno superfici di contatto con altrettanti segmenti di cultura politica e coscienza civile. Tre assi di iniziativa politica, tre direzioni di incontro per annodare e riannodare relazioni e collaborazioni. Tre capitoli di un compendio programmatico inteso a riempire di sostanza non solo la Federazione, ma insieme anche il rilancio dell’opposizione di centrosinistra e l’offensiva unitaria verso le forze e i movimenti insieme a cui realizzare un blocco di sinistra.

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29 Commenti per “Dopo voto. Accelerare la costruzione della Federazione e l’offensiva a sinistra”

  1. andrea valsusa scrive:

    andre non è questione di litigare o non litigare…e non è nemmeno questione dei risultati che ha ottenuto in puglia..non è quello il discorso..il discorso è che vendola dovrebbe pensare di allearsi con la federazione della sinistra e non andare a braccetto con il PD..è questo per quanto mi riguarda il problema..lui come alleanze per adesso è più vicino al PD che alla federazione e questo mi dispiace moltissimo e spero che possa cambiare..spero..ma per adesso non ci credo..alcuni di sinistra e libertà ci vedono oramai come degli appestati ed estremisti…spero che cambi…anche perchè tanto adesso come adesso nemmeno SeL entrerebbe in parlamento quindi…compagni dobbiamo muoverci…

  2. andre scrive:

    sì Vendola interno al sistema…ma per favore…forse a qualcuno non va bene che fronteggi il Pd?
    Uno che contro il parere dei dirigenti di un partito come il Pd, le cui decisioni hanno spesso portato sciagure per tutta la sinistra,
    decide di sottoporsi prima al vaglio degli elettori di tutto il centrosinistra, dunque anche del pd, sarebbe interno al sistema?
    Se la sinistra , e dunque anche la federazione, in Puglia avesse seguito la strategia urlatrice-populista anzichè far vedere alla gente che anche uno di sinistra è capace di governare bene e con dei risultati a quest’ora la Puglia sarebbe di nuovo in mano alla destra…non capisco ancora tutte queste remore da parte vostra a dialogare e trovare intese con una persona come Vendola, con cui tra l’altro le differenze di programma sembrano davvero sottili, se no anche nulle..
    Mi raccomando, continuate così, intanto mentre voi litigate qui in lombardia la lega mette i bambini a pane ed acqua…

  3. zat scrive:

    Unità dei Comunisti ora. Creare un partito comunista unificato che sia la casa per i comunisti. Poi, dopo aver fatto ciò, se si avrà un partito comunista decente, si potrà parlare di alleanza tattiche elettorali.
    Altrimenti tutti con Vendola (completamente interno al sistema, se non lo aveste capito) oppure direttamente nel PD.

    • simone scrive:

      Ma l’unità dei comunisti dentro una casa più grande che possa comunque ospitare anche movimenti, associazioni e singoli cittadini, non può essere un obiettivo più importante e utile??

      Poi sono totalmente d’accordo con te nel dire che è necessario cercare la più massima unità possibile con tutti i compagni comunisti, sia quelli facenti già parte della Federazione, sia quelli che per adesso non hanno aderito (come PCL, Sinistra Critica e anche Sinistra Popolare) ma che potrebbero dare un importante contributo alla costruzione politica e sociale di questa Federazione.

  4. massimo scrive:

    car* compagn*,
    ci attendono anni bui e di lavoro di lunga lena. Se non siamo coscienti di questo ci illudiamo inutilmente. ho 46 anni e non sono sicuro che vedrò i risultati di questo lavoro. forse mia figlia, chissà.. sento che molti di noi auspicano una unione di tutti quelli della falce e martello. io ero con ferrero/grassi contro l’ipotesi di scioglimento di rifondazione ma non di chi proponeva l’unificazione dei comunisti.
    Bene, ho iniziato a fare politica nell’80 ai cancelli della fiat e quindi sono vaccinato dalle sconfitte e per me la falce e martello rappresenta più che un passato da ricordare un percorso di lotta da rivendicare. ma non è questo il problema. se non hai un percorso di lotta in cui credere, la famosa “narrazione”, non c’è falce e martello che tenga da rispolverare. e oggi il simbolo del lavoro in grado di rappresentarlo sta probabilmente più nella ramazza (impresa di pulizie) e nel computer (call center).
    Il nocciolo del problema è il bipolarismo/bipartitismo che è risultato confermato da queste elezioni, quadro entro cui sel ha scelto di stare “governando” il sistema con l’accordo “a prescindere” con il Partito Democratico.
    L’astensionismo – in gran parte delle nuove generazioni che sostituiranno tra qualche hanno i “vecchi” come me nel dato elettorale – è l’americanizzazione che avanza, o che ha già sfondato.
    L’obama italiano che è in grado di riportare al voto questi astenuti è quello che vincerà: io non mi voglio ritrovare nei circoli intellettuali, nelle università, nelle riviste, come la sx americana. Il partito comunista americano esiste, non v’è dubbio alcuno.
    Quindi il nostro problema pincipale è quello di trovare una “forma organizzativa” del nostro stare insieme: chi comunista che pensa di avere le certezze in tasca, chi comunista come me che per aggiustamenti tenta di ottenere risultati, chi magari non sapendo di esserlo pratica “comunismo” nel quotidiano molto di più di altri che si riempiono la bocca.
    Ecco, se la federazione sarà questo allora avrà qualche attrattiva: se sarà unificazioni di ismi andrò a trovarmi qualche “buen ritiro” in cui sperimentare il comunismo che ho già realizzato in camera mia.
    un saluto a tutt*, macio

  5. Davide scrive:

    Unità certo, unità ma non dei partitini comunisti, ma unità del blocco culturale politico e partitico di ciò che sta a sinistra del PD.
    Sono un veterano di rifondazione, mio nonno partigiano e ho vissuto sempre con la bandiera falce e martello in mano, ma oggi quel simbolo tanto importante e tanto amato non ha dietro di se, un popolo, una tensione, delle idee, un progetto.
    I comunisti devono esserci SE SERVONO. se servono alla gente, ai più deboli, agli stranieri ed ai cittadini. non servono a fare testimonianza di un passato sempre più lontano.
    Cari compagni, bisognava lavorare sul progetto dell’arcobaleno, sgangherato e malandato, ma partire da lì.
    Un unione per contare, un unione per essere fondamentali, un unione per avere una forza contrattuale politica che pesa.
    Oggi siamo delle reliquie da museo, e lo dico con le lacrime agli occhi e col cuore colmo di dolore… dai voti ricevuti, gli elettori ci dicono: “siete inutili”.
    Guardiamo i voti del Segretario in Campania.
    guardiamo i risultati nazionali..
    E nelle marche invece? uniti raggiungiamo il 7,1%, e tenete conto che lì c’era il richiamo del voto utile verso il Pd e che è stato tutto arrangiato in pochi mesi.. lavorandoci sopra si può arrivare al 10% e più…
    Ma noi no, parliamo di unire “i comunisti”.. bella roba 2,7+ 0,5,0,8… grandi numeri.
    O insieme decidiamo che è ora di formare un partito unico, con nuove classi dirigenti e capaci di parlare al paese e NON A GUARDARE SOLO l’orticello comunista, oppure giriamo ci su un fianco e muoriamo.

    Prevengo le eventuali critiche, sono di Rifondazione da sempre, ho sostenuto Ferrero all’ultimo congresso, visto con ironia la nascita di SEL.
    siccome sono un comunista serio e vaccinato devo ammettere di AVERE SBAGLIATO. la caratura morale, politica e di orizzonti di Vendola è forse l’unica cosa seria che esiste a sinistra e noi dobbiamo condividere un progetto unitario con LUI.
    Buon lavoro

    Davide

  6. Massimiliano Ortu scrive:

    … certo che bisogna accelerare. Se si continua a tenere in considerazione chi si mette di traverso, finiamo male. Ripeto, non teniamoli in considerazione, mettiamoli da parte. Coloro che ostacolano un processo unitario irreversibile non rappresentano nessuno, se non loro stessi, andiamo avanti senza tentennamenti inutili e ridicoli!
    Unità, unità, unità… a Sinistra, non solo per la Federazione!

  7. Fabio Lupi scrive:

    Caro Luca,
    il tuo è proprio l’atteggiamento che descrivevo nel precedente commento.
    Insofferenza verso coloro che conducono un ragionamento (giusto o sbagliato che sia) e relativa condanna di essere vetusti e stantii (ovviamente sempre in nome del vostro superiore senso di realtà, ci mancherebbe!!)
    Davvero non capisco perchè, allora, non vi sia stata, da parte di chi la pensa come te, un’immediata adesione a Sinistra e Libertà.
    Ho l’impressione che ti si cucisse perfettamente addosso.

  8. Luca scrive:

    BaSTA con l Unità dei Comunisti!Puzza di muffa!Ma Perchè nn vi svegliate?Parlate un pò con la gente………c’è bisogno di Unità si ma di tutta la Sinistra…nn è possibile che nn ragionate…..ma uscite di casa o no?io nn voglio un monolocale da dividere con Diliberto voglio una grande casa…….la sinistra deve rappresentare tutti!!!!!!!!!!!!!!

  9. alberto scrive:

    Nella stessa direzione di liquidazione del patrimonio e dell’unità dei comunisti va il pieno appoggio e la speranza palesata, da una parte di Rifondazione, di trasformarsi in una sorta di “DIE LINKE all’italiana”.
    Sarebbe un partito dove, per quanto spostato a “sinistra”, la prospettiva di radicale trasformazione dello “stato di cose esistenti” verrebbe meno; rappresenterebbe, soprattutto in Italia, l’ala sinistra della borghesia moderata.
    Basta, cari dirigenti di Rifondazione, lavorate anche voi per darci un unico partito comunista, l’unica cosa di cui il nuovo immenso proletariato che avanza ha bisogno; chi non è d’accordo ha sempre SEL come sbocco politico, che si è scissa appositamente.
    I conti con gli errori del ‘900, con lo stalinismo in particolare, li abbiamo già fatti, e comunque avete avuto tutto il tempo per metabolizzarli, non vi sono altre scuse…

  10. Fabio Lupi scrive:

    Non ci siamo! Ormai è diventato senso comune che anche solo il termine “comunista” è un ostacolo all’unità.
    Ovviamente chiunque lo riproponga come prospettiva lavora contro l’unità, contro la ragionevolezza, contro il più elementare senso di pragmatismo.
    E’ lo stesso identico ragionamento che ha sorretto la liquidazione del PCI per costruire tutti i contenitori successivi fino al raggiungimento del PD; ogni passaggio verso il peggio è stato motivato, sempre e comunque, come l’indispensabile necessità di un di più di concretezza politica, di una indispensabile, ancorchè dolorosa, rinuncia alla vuota teoria a beneficio di un approccio più realistico che la contingenza andava richiedendo.
    Guarda caso la parolina magica, che da sempre accompagna questo avvitamento al ribasso, è sempre la stessa: “sinistra”.
    Da Partito Democratico della Sinistra fino a Federazione della Sinistra.
    Nessuno che si interroghi e che metta al centro della riflessione politica il bilancio fallimentare di questo modo di procedere; uno su tutti.
    Lo spaventoso arretramento della condizione materiale dei proletari di questo Paese da vent’anni a questa parte.
    E questo, allora, sarebbe il modo concreto, realistico, pragmatico al quale si ispirano questi gruppi dirigenti?

    • simone scrive:

      Dimentichi un aggettivo importante che, secondo me, definisce cosa si intende per sinistra nella FDS: ANTI-CAPITALISTA.

  11. alberto scrive:

    A mio modestissimo parere, bisogna ritornare a studiare, per ridare il giusto significato alle parole e per non riscoprire un giorno l’acqua calda”.
    Non possiamo rincorrere le sirene del “marketing” anche per fare una formazione di sinistra; questo lasciamolo alla destra. Le batoste elettorali, a volte possono essere come le medicine per le malattie e aiutare a star meglio dopo, sempreché si indovini la patologia.
    Se ricominciamo a studiare, con l’obiettivo di ridiventare un giornp egemoni culturalmente, allora riscopriremo che dovremo ripartire dal conflitto “capitale-lavoro” e da Marx.
    Solo così la parola sinistra avrà un senso, ovvero non avrà alcun significato senza una forza comunista sottostante; questo al di là della simbologia legata esclusivamente alla “falce e martello”; è una questione di contenuti, non di forma.
    Senza la forma comunista la degenerazione verso una sinistra riformista “liberale” sarà solo questione di tempo; la storia, anche recente, lo insegna.
    Unire tutti i comunisti in un unico partito, per preservarne l’autonomia, è una priorità assoluta per un movimento di sinistra radicale di massa, ripeto al di là dei nomi e dei simboli (ai quali personalmente tengo ancora molto).
    Una sinistra dove il comunismo resti una tendenza culurale e/o “visione/ispirazione” (come ho letto in un commento) a me, e penso a tanti altri, non interessa; al di là di un immediato successo elettorale, un nuovo eventuale “bertinottismo” (perché di questo si tratta, anche se legato ad altri nomi) impedirà, nel medio/lungo periodo la rinascita di un movimento di massa organizzato dell’intera classe degli sfruttati.
    Studiare nuovamente, io per primo, questo dobbiamo fare, per ricominciare a parlarci tra noi e creare così gli elementi di unione e di allargamento necessari.
    Spero che la nascitura associazione culturale Marx XX1 riesca a decollare e ad essere un centro culturale realmente di massa e per la massa, cosa di cui vi è estremo bisogno.
    Per fugare eventuali dubbi, vi dico che non sono un iscritto ad alcuna forza fondante l’associazione predetta, ma un comunista senza tessera.

    P.S.: spero così di aver compensato la carenza di parole “comunista” avvertita in questo post.

    • simone scrive:

      Lo studio e l’analisi hanno un importanza FONDAMENTALE per la crescita politica e culturale della Federazione della Sinistra e di tutti i suoi componenti.

      Ma unire tutti i comunisti dentro una casa come la Federazione non può essere ugualmente auspicabile??

  12. steff scrive:

    Io, uscito da PRC dopo il congr. di Venezia, avevo precedentem votato per PCL. Alle regionali, visto che il PCL non si presentava, forse, chissà?, col fazzoletto al naso avrei anche votato per Fed. di Sin. Invece ho annullato la scheda: come si fa a votare una formazione che difende l’art. 18 e appoggia Bonino?
    E’ come dire: lotta al razzismo, ma vota Lega!

    • Patrizia scrive:

      No, é come dire: meglio una liberale laica che rispetta i diritti umani ed é contraria al nucleare, piuttosto di una fascista.

  13. zat scrive:

    In questo post non c’è nemmeno una volta la parola “comunista”.
    Robe da matti.

  14. maria scrive:

    l’unità è l’unica strada, altrimenti rischiamo davvero si sparire totalmente dalla vita politica.
    ma l’unità è un problema di “vertice”, dobbiamo tornare alle masse, al motto togliattiano “ogni campanile una sezione!”.
    non possiamo parlare sempre e solo ai nostalgici o alle élites intellettuali, che come abbiamo visto cono una minoranza. dobbiamo essere un partito di massa, tornare agli operai.
    è palese che i negozianti evasori non voteranno mai comunista (e in Italia ce ne sono molti), ma gli operai sono storicamente il nostro bacino elettorale.
    riconquistiamo il cuore degli operai, ricordiamo loro che il cuore è è rosso e a sinistra, non è verde è razzista!

  15. prtz scrive:

    Costruire un nuovo soggetto della sinistra, dove i temi cari ai comunisti italiani possano penetrare nelle visioni di altre culture della sinistra e viceversa.
    Il comunismo è una ispirazione, una visione non più un modello da realizzare.
    La falce e martello non ha più attrattiva, e sel è troppo acerba.

    • maria scrive:

      che falce e martello non abbia più attrattiva non ne sono convinta. nella mia sezione, per esempio la più vecchia tesserata sono io.. e non ho ancora 23 anni!

  16. Mario scrive:

    MA DELL’UNITA’ DEI COMUNISTA NESSUNO NE PARLA. E DELLA COSTRUZIONE DI UN PROGETTO DI ALTERNATIVA DI SOCIETA’ SE NON NE PARLIAMO ORA QUANDO LO POTREMO FARE’? Ma con de magistris e vendola non si costuisce una alternativa al sistema capitalistico…

  17. CLAUDIO scrive:

    DA QUì DOBBIAMO PARTIRE,MA L’OBBIETTIVO DA RERALIZZARSI IN TEMPI BREVI E’ LA CREAZIONE DI UN NUOVO SOGGETTO POLITICO CHE RACCOLGA TUTTO CIO’ CHE STA A SINISTRA DEL PD….GUARDO CON INTERESSE AL PROGETTO POLITICO DI DE MAGISTRIS….RACCOGLIAMO IL SUO INVITO E RIPARTIAMO….

  18. Manlio scrive:

    Bene compagni, sono felice di leggere queste risoluzioni del Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra.

    Ho una sola critica da fare: tutte queste cose andavano fatte 5 mesi fa, cioè a partire dal giorno successivo all’assemblea fondativa della Federazione della Sinistra, svoltasi il 5 dicembre 2009! E se non era possibile lanciare subito i referendum, allora serviva qualche altra campagna nazionale con cui mobilitare i circoli e i compagni nei territori!

  19. andrea valsusa scrive:

    si sono daccordo bisognerà sancire accordi con il partito democratico ma solo accordi elettorali e non politici….per battere le varie destre borghesi…però è indispensabile costruire un polo alternativo al pd di sinistra comunista e ambientalista…bisogna prendere ad esempio il caso dell’umbria e non tanto quello della puglia…..ripartiamo con forza per rilanciare la federazione della sinistra e sancire accordi solo elettorali con il pd per battere la destra…solo elettorali….compagni bisogna subito partire per rafforzare la federazione della sinistra

  20. andrea valsusa scrive:

    sicuramente è un passo in avanti…la cosa fondamentale è quella di tornare in mezzo alla gente, capirne i problemi e aiutare quando si può..ci sono molti altri problemi in itaia..persone che muoiono sotto il crollo di una scuola, interi paesi devastati dal terremoto, morti sul lavoro, l’ambiente che viene devastato sempre di più ogni giorno, la gente che non arriva alla fine del mese…sono questi i problemi veri..e poi il discorso secondario delle alleanze..sinistra e libertà è forte soltanto in puglia diciamo la verità..si è bene dialogare e collaborare..ma formare con SeL un blocco di sinistra alternativo al PD mi sembra un po ridicolo perchè SeL è molto più vicina al PD che alla federazione…in primo luogo bisogna aggregarsi a partiti come sinistra critica e la rete dei comunisti..Bisogna si formare un blocco della sinistra ma completamente alternativo al PD

    • martin scrive:

      bisogna creare un secondo polo di sinistra piu radicale questo è vero, però non è una buona cosa attacare il PD anzi bisogna trovare un accordo con loro per salvare L’italia dalla destra , creare lotte interne crea sempre più un indebolimento della sinistra , che in questo momento deve essere unita vicino al paese che sta trascorrendo un momento di crisi . per tanto spero che la sinistra crei un’autonoma costituzione di parito ma non si metta e lottare contro PD ma con PD e IDV ( anzi facendo allontanare il PD dall’ UDC perche cambia a secondo dei propi interessi e perche simboleggia la mafia italiana) contro Questa LEGA e PDL che vogliono distruggere il paese e trarne profitti a discapito degli italiani. buon lavoro e viva la sinistra per L’italia.

    • Fabio scrive:

      Si ma quanti voti portano sinistra critica, rete dei comunisti etc.??

      • Sasà scrive:

        Non è questione solo di voti… ma di idee, pratiche e militanza…

      • maria scrive:

        fosse anche un solo voto, si darebbe l’idea di UNITà, di partito non troppo occupato a scindersi su stupide questioni di principio anziché occuparsi dei reali problemi del paese e dell’opposizione al nostro dittatore. è ovvio che all’interno della federazione devono permanere le diverse linee, ma come correnti.
        e soprattutto, e qui mi rivolgo soprattutto ai vendoliani (ma solo perché sono stati gli ultimi e i più eclatanti), iniziamo a pensare che a volte la nostra linea può vincere, altre volte può perdere. ma basta essere “fedeli alla linea, ma solo se è la mia! altrimenti me ne vado e fondo un partito mio”.
        lungi da me un partito verticistico, in cui un solo capo e pochi fedelissimi decidono per tutti. ma unirsi è un imperativo categorico! e riapriamo la porta anche a coloro che hanno lasciato il partito!

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