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“Tornare alla Costituzione per superare il berlusconismo”

“Tornare alla Costituzione per superare il berlusconismo”

Intervista a OLIVIERO DILIBERTO

Bisogna tornare alla Costituzione, al rispetto delle regole come fondamento della democrazia,  per avviare un percorso di uscita dal berlusconismo con il suo strascico di corruzione morale e materiale e il degrado della vita pubblica.  Occorre ripristinare la legalità, stravolta dai colpi autoritari, dallo stravolgimento delle regole come avvenuto  in questi giorni sulle vicenda delle liste elettorali e con l’attacco all’art.18 In questo contesto occorre lavorare  su tre livelli:  una grande alleanza democratica, una sorta di CLN;  la federazione della sinistra come progetto politico e, infine, ma fondamentale, il rafforzamento del Pdci. Questi i temi su cui si sofferma in questa intervista  il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto.

D – Iniziamo dalla stringente attualità. La vicenda delle liste, il cambio delle regole in corso d’opera, il tentativo di forzare la mano sui meccanismi della democrazia. La federazione della sinistra è mobilitata per la difesa della democrazia, ancora una volta traballante sotto i colpi di questo governo come dimostra l’atteggiamento sulle vicenda delle liste elettorali?
R -  E’ la notte della democrazia, la cessazione dello stato di diritto.  L’impressione ormai è che il criterio fondamentale che viene seguito da questo governo sia la normalità della illegalità. La vicenda delle liste elettorali è emblematica.  In questi giorni abbiamo assistito ad un attacco alla democrazia senza precedenti; nella storia repubblicana non è mai accaduto, nemmeno nei momenti più drammatici, che si cambiassero le regole del gioco democratico in corso d’opera.  E’ la cultura  autoritaria che considera  le norme come un optional; è un dato enorme, è il segno che è inutile mettere le regole: se uno ha la legittimazione popolare può fare ogni cosa. E ‘ il pensiero di Berlusconi: non fa il processi perché ha il consenso; il Pdl non raccoglie le firme perché ha i voti, si ha l’impressione  non di vivere nell’Europa, culla del diritto e della cultura, ma in un paese del sudamerica degli anni settanta; non quelli di oggi dove, invece,  le sinistre vincono le elezioni. C’è una corruzione talmente ramificata e talmente estesa che si fa fatica a dire “è uno scandalo” perché credo sia un sistema in piena regola. Favorito dall’atteggiamento irresponsabile del governo, non solo di questo ultimo, ma di questi quindici anni di berlusconismo che hanno completamente delegittimato l’idea che il diritto vada rispettato.
C’è un clima torbido che nasconde uno scontro violentissimo nel PdL che, non si può escludere, potrebbe portare alla fine anticipata della legislatura e al tentativo di Berlusconi di impedire che i poteri forti trovino una nuova leadership di destra che sia più presentabile, ma questo dipende molto da come saranno i risultati delle elezioni regionali.
In ogni caso sabato prossimo saremo in piazza a Roma, insieme alle altre forze dell’opposizione, per chiedere il ripristino dello Stato di diritto.

D – Nello scontro politico di questi giorni tutto concentrato sulle liste è  passato quasi sotto traccia il pesante attacco sull’art.18, un colpo al cuore dei diritti dei lavoratori.
R – E’ un attacco violentissimo ai diritti dei lavoratori.  Finito il contratto nazionale, finito il tempo indeterminato,  adesso si punta alla libertà di licenziamento, è il tentativo di sferrare il  colpo finale al principio di tutela del lavoro. C’è da notare che  la stampa democratica è stata molto poco vigile, eppure il provvedimento è in discussione da tempo Ci  sono stati alcuni appelli dei giuristi democratici, qualche articolo sul manifesto ma nessuna attenzione da parte dei grandi giornali democratici anche perché questa norma fa comodo a tutti i padroni,  e non solo a  quelli di destra. La federazione della sinistra ha lanciato una campagna di mobilitazione, ma auspico che aderiscano anche altre forze politiche e soprattutto che la CGIL faccia sino in fondo la sua parte perché questo è un colpo ferale per i lavoratori.

D – Si fa sentire il problema dell’informazione; non si è mai visto una campagna elettorale senza spazi di approfondimento.
R .- lo stato dell’informazione e della comunicazione  è a livello comatoso. La programmazione televisiva ha solo lo scopo di rendere ottusi e incoscienti i nostri concittadini. Basta vedere i programmi del pomeriggio, quelli dedicati ad un pubblico che ha meno strumenti critici, ebbene quei programmi rappresentano il trionfo di una Italia che non esiste.  Un mondo dove vale solo il successo individuale, e tutto è collegato soltanto all’apparire.
L’informazione politica è stata cancellata. Per non parlare dei telegiornali dove semplicemente non ci sono più le notizie. Una manipolazione sistematica, con un paradosso doppio per noi. L’informazione complessiva è in questo stato, ma anche in quelle trasmissioni  con una maggiore connotazione  democratica noi siamo stati ugualmente esclusi, una doppia censura nei nostri confronti. Ciò è dovuto alla necessità di far  trionfare il pensiero unico del capitalismo. Non mi sogno di dire  che  tra centrodestra e centrosinistra non ci sono differenze, mai detto e mai dirò che sono pari, ma dal punto di vista degli assetti di mercato e della politica estera, penso all’Afganistan, c’è l’esigenza diffusa di  oscurare una forza come la nostra.

D – A proposito di informazione, è d’obbligo una domanda su  La Rinascita della sinistra che sospende le pubblicazioni dopo la decisione di Tremonti di erogare solo i fondi per il 2009.
R – Io mi auguro che possa essere ripristinato il diritto soggettivo nel corso di quest’anno. Fino a quando non vi è la certezza dei fondi non possiamo proseguire nell’attività editoriale che è andata avanti sino adesso grazie al finanziamento pubblico. Ne approfitto per ringraziare davvero di cuore tutti le compagne i compagni che hanno lavorato nel giornale, d’altronde non  disponendo nemmeno più del finanziamento per il partito dobbiamo procedere, contro la nostra volontà, a provvedimenti di risparmi molto pesanti proprio per consentire al partito di proseguire la sua opera.

D – Veniamo alle elezioni regionali.  Il quadro con cui la federazione della sinistra si presenta al voto è a dir poco frastagliato. Abbiamo in alcune regioni il centrosinistra classico, in altre allargato all’Udc, in altre ancora corriamo da soli, o per scelta o per esclusione.
R – Abbiamo scelto di allearci con il centrosinistra là dove ci fossero le condizioni per battere le destre e, dove possibile, abbiamo siglato  patti di governo. In alcune regioni il patto di governo non è stato realizzabile, penso al Piemonte, ma penso soprattutto al Lazio  dove valuto tutt’ora una scelta sbagliata quella di Emma Bonino, ma la federazione ha scelto di appoggiarla. La linea è chiara: si fanno accordi larghi per la democrazia e  si siglano intese per il governo dei territori dove vi sono le condizioni di praticabilità. Vi sono poi alcune regioni dove ci presentiamo da soli. In alcuni casi in base ad una pregiudiziale ideologica anticomunista.  Nel caso di Penati in Lombardia è una follia, non giustificata dall’accordo con l’Udc. Trovo scandaloso che in Lombardia che una forza di sinistra come Sinistra e Libertà abbia accettato la pregiudiziale anticomunista. Nelle Marche la nostra esclusione è gravissima,  abbiamo governato per  anni con il centrosinistra, ci hanno messo fuori perché l’Udc ha posto la condizione: o noi o loro. E il PD ha preferito Casini invece che noi in un contesto dove non si rischiava certo di perdere e dove la federazione non aveva posto veti sull’Udc. Segnalo che nella Marche SeL ha scelto coerentemente di stare con noi in una coalizione tutta di sinistra.
Poi c’è il caso Campania dove abbiamo deciso noi di rompere. La logica di CLN contro Berlusconi in quel caso non funziona. Il candidato  De Luca ha affermato in tutti i modi  che lui incarna i migliori valori della destra. Sono due destre che si confrontano. Non potevamo starci, Anche lì la cosa bizzarra è la scelta di SeL di appoggiare un uomo di destra. In Campania corriamo  da soli e cerchiano di catalizzare l’insoddisfazione di tantissimi elettori di centrosinistra che hanno manifestato l’esigenza di avere pulizia. Noto che Di Pietro appoggia De Luca, in barba ai  suoi proclami sulla necessità di tenere lontani  gli inquisiti dalle liste. La questione, dal mio punto di vista non è  il rinvio a giudizio di De Luca visto che  fino a che non è condannato  è innocente, ma che De Luca  si dichiara di destra, ha dato il manganello ai vigili urbani di Salerno (città di cui è sindaco) contro gli immigrati. Insomma è politicamente inaccettabile.

D – Nella definizione delle alleanze sembra che ogni territorio sia andato per conto proprio. Tensioni e asprezze dentro il PD, localismo e personalismi.
R – è la diagnosi che abbiamo  fatto nell’ultima riunione di direzione. Sembra la fine dei partiti nazionali così come li abbiamo conosciuti sino ad oggi.
Il particolarismo e il localismo sono entrati anche nella testa della sinistra. Non parliamo del PD che è una specie di confederazione dove le guerre interne provocano danni incalcolabili, che non ricadono solo sul PD ma su tutto lo schieramento di centrosinistra. Noi non siamo immuni. E quando dico noi intendo la Federazione  e anche il nostro partito.
Come Comunisti italiani  reggiamo più di altri per la struttura del partito e per la sua caratteristica comunista tradizionale, ma non c’è dubbio che le spinte locali  siano presenti anche fra di noi. Tutto ciò è anche la conseguenza della regionalizzazione. Questa idea dei governatori che a me ha sempre dato molto fastidio.

D – nell’ultima direzione hai parlato di una prospettiva di lavoro del partito su tre cerchi concentrici: la grande alleanza per la democrazia, la federazione della sinistra e il partito. Vogliamo approfondire questo punto?
R – Sono convinto che alla luce della crisi economica, della crisi istituzionale, della crisi morale e di legalità che sta scuotendo l’Italia si debba tornare alla Costituzione, per  tornare alle regole, per tornare al rispetto per le persone, per i diritti che sono le cose elementari per una democrazia. Per fare questo e per mettere fine al capitolo del berlusconismo abbiamo più volte affermato che siamo disponibili  a partecipare ad una sorta di CLN con chi ci sta.   Tale ipotesi non prevede un accordo di governo. Lo abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle, tanto più oggi con rapporti di forza meno felici rispetto al governo Prodi quando, in una diversa situazione,  non siamo riusciti a condizionare il governo per ottenere risultati tangibili per la nostra gente. Questo livello di azione politica prevede quindi un accordo per la democrazia e per le regole.
Poi c’è la federazione. Noi abbiamo proposto un unico grande partito comunista e della sinistra ma non è stato possibile. C’è quindi il livello federativo a cui bisogna lavorare con grande energia, anche perché se alle ultime elezioni europee abbiamo preso il 3.4%,    dobbiamo avere la consapevolezza che o stiamo insieme o scompariamo, a maggiore ragione con leggi elettorali che hanno sbarramenti sempre più alti.
Certo vedo un processo molto farraginoso nel funzionamento della federazione e vedo con preoccupazione una tempistica troppo dilazionata nel tempo, ma noi continueremo su questa strada.
Infine c’è il terzo livello. Siccome parliamo, appunto,  di federazione e non di partito unico, dobbiamo continuare a costruire e rafforzare il Pdci. I segnali, per quanto la cosa possa apparire in controtendenza, sono incoraggianti.  Sui territori  vedo una grande presenza di giovani. Il nostro partito ha  avuto una media del 25% di tessere giovanili, ma è un fenomeno in crescita ed entusiasmante, nelle iniziative di partito vi sono tante facce  nuove, tanti giovani che hanno voglia di impegnarsi in politica e che rappresentano una bella iniezione di fiducia. L’ho detto nelle due assemblea della federazione, quella di luglio e quella di dicembre: ritengo sia  indispensabile un forte rinnovamento dei gruppi dirigenti della sinistra. Ben vengano i giovani  dunque, perché c’è bisogno di intelligenze che non siano rivolte al passato ma che guardino al futuro.

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14 Commenti per ““Tornare alla Costituzione per superare il berlusconismo””

  1. PASQUINO scrive:

    Che dire di questa stagnante situazione? la fusione a freddo di questa FDS causa danni notevoli a tutti i compagni militanti, poiche’ diventa difficile essere uniti sui territori, come ad esempio: Rifonda porta un nome e il pdci un altro.
    Via sembra tutto cio’ utile e soprattutto positivo per ricompattare una sinistra exstarparlamentare? io da semplice e ultimo dei militanti, avrei preferito una ns coalizione dove a capo della suddetta, avrei visto benisimo un lavoratore, un disoccupato, un prete sensibile a tutte le ns tematiche. cHE ANCHE CON UN SBARRAMENTO DEL 3% SONO SICURO CHE CE L’AVREMMO FATTA E SOPRATTUTTO AVREMO RICOMPATTATO TUTTO QUELL’ELETTORATO CHE ABBIAMO PERSO DALL’ARCOBALENO AD OGGI.Purtroppo cio’ non si e’ manifestato e ancora per l’ennesima volta ci siamo infilTI IN UN VICOLO CIECO SENZA RITORNO, POICHE’ GRAN PARTE DEI NS COMPAGNI,NON SONO SODDISFATTI DELLA CANDIDATURA DELLA bONINO, CHE MI SEMBRA SI, UNA BRAVA PERSONA, MA DISTANTE DA NOI ANNI LUCE, (ART. 18/LIBERALISSIMA,FILO ISRAELIANA ETC.)pERTANTO RITENGO CHE QUESTA DECISIONE SIA LA PEGGIORE. CMQ ESSENDO IO SERIAMENTE COMUNISTA, MI TAPPERO’ IL NASO PER L’ENNESIMA VOLTA, E VOTERE QUESTO OBROBRIO DI ACCORDO.pasqino, LA VOCE DEL POPOLO COMUNISTA

  2. jolanda scrive:

    ho letto attentamente tutta l’intervista,ma vi siete accorti che l’unica cosa che interessa agli onoreveli di sinistra è il BERLUSCONISMO!?Quando arriviamo al dunque e chiediamo conferme con discorsi x il popolo ………………..DOVE SIAMO?!

  3. Francesco C. scrive:

    Caro Osvaldo,

    non mi conosci e mi accusi di trotzkismo.
    Il ripetto, i dirigenti se lo devono meritare, non va dato per il solo fatto di essere dirigente.
    Spero che tu concorda con me sul fatto che è legittimo criticare i gruppi dirigenti quando si ritiene che questi sbaglino. Altrimenti ce ne possiamo andare nel popolo delle libertà, dove non hanno bisogno di pensare e di parlare poichè ce ne uno che lo fa per tutti.
    Sono anche io a favore dell’unità dei comunisti, ma credo che questo percorso vada costruito con dei gruppi dirigenti completamente nuovi, altrimenti diventa trasformismo. Mi sembra una posizione leggitima, sulla quale puoi non essere d’accordo, ma che non vorrei venisse classificata come una posizione di destra.
    Si cambiano i contenitori per non cambiare mai i contenuti. Non vorrei che la FdS divenga un nuovo contenitore di vecchie dinamiche.
    Ricambio i fraterni saluti

  4. Sasà scrive:

    Alberto,
    Tutti hanno colpe, tutti hanno responsabilità passate e recenti, ma questo atteggiamento di certo non aiuta nessuno. Lo stesso possono dire i compagni del PCL su quelli di rifondazione, quelli di rifondazione nei confronti SeL, quelli di rifondazione sul PdCI, e quelli del PdCI su quelli di rifondazione… se andiamo avanti così, anche tra compagni di rifondazione e dei comunisti italiani che insieme stiamo rilanciando un progetto di sinistra vero, siamo finiti e ci suoniamo da soli la marcia funebre. Gli sputi in faccia dedichiamoli alle destre ed ai democristiani…
    Saluti rossi

  5. Alberto scrive:

    Se non voterò più la FEDERAZIONE della SINISTRA è a causa di persone false e inette come Diliberto. Io non dimentico quel che fece spaccando Rifondazione per fondare il PdCI in nome dell’ unità dei Comunisti. Fu una scissione per egoismo di Leadership. Ovviamente Diliberto e Cossutta gelosi della Leadership di Bertinotti all’ interno di Rifondazione sapevano bene che erano destinati ad un ruolo di subordine nel PRC. Così spararono una marea di cattiverie su Rifondazione.
    Diliberto fammi sapere la prima volta che vieni a Milano che oltre a contestarti ti do il mio voto: un bel sputo in faccia!!!

  6. Alberto scrive:

    Se non voterò più Rifondazione è a causa di persone false e inette come Diliberto. Io non dimentico quel che fece spaccando Rifondazione per fondare il PdCI in nome dell’ unità dei Comunisti. Fu una scissione per egoismo di Leadership. Ovviamente Diliberto e Cossutta gelosi della Leadership di Bertinotti all’ interno di Rifondazione sapevano bene che erano destinati ad un ruolo di subordine nel PRC. Così spararono una marea di cattiverie su Rifondazione.
    Diliberto fammi sapere la prima volta che vieni a Milano che oltre a contestarti ti do il mio voto: un bel sputo in faccia!!!

  7. osvaldo scrive:

    x Francesco C.
    per fortuna che la montagna ha partorito il topolino, perchè se aspettavamo da te…..
    scusami,….. mi sembra che ci voglia sopratutto un poco di umiltà che, io, intravedo nel Compagno Diliberto e non in te, in quelli come che, come i teorici trotzkisti, aspettano la mossa del dirigente di turno per contestarla e fare la figura di colui che porta verità e …ma!
    Che gli attuali dirigenti di questa sfaldata sinistra non meritino considerazione mi può anche andar bene, ma che vi sia la necessità sopratutto della unità dei comunisti è fondamentale e il Compagno Diliberto è da mo che lo ribadisce senza partorire topolini.
    Caro compagno, perdona lo sfogo, ma sono un comunista che crede nella trasformazione della società, e ritengo innanzitutto che nei confronti dei compagni dirigenti occorra rispetto e non perfezione, se vuoi la perfezione vai in PDL e trovi dio in terra!
    se sei un compagno, io penso di si, accetta le mie considerazioni come frutto di esperienza quarantennale nella sinistra, compresa anche quella “estrema”
    un fraterno saluto
    Osvaldo Bossi

  8. Francesco C. scrive:

    La montagna ha partorito il topolino.
    Di fronte a tutte le questioni poste nell’intervista a Diliberto, la sua risposta finale è: aumentare gli iscritti al PdCI. Accidenti, che risposta geniale. Sulle lotte e le strategie da attuare per difendere i diritti dei lavoratori non si esprime uno straccio di idea se non l’alleanza stile compromesso storico, fresca fresca dagli anni ‘70.
    Che lo Stato di diritto fosse finito, non ci voleva Diliberto a dirlo. E’ da un bel pezzo che stiamo alla frutta. Berlusconi c’è da 15 anni e non c’è bisogno di ripeterci il mantra di chi è Berlusconi. Qualche idea decente per batterlo?
    Rendersi conto che il mondo del lavoro è sotto attacco perchè si intacca l’articolo 18, senza sapere che il mondo del lavoro è sotto scacco da anni con la precarizzazione, e che tutto è iniziato con le norme Treu, significa continuare a parlare a vuoto.
    La mia idea è che se stiamo come stiamo è perchè in questi 20 anni siamo stati guidati da dei gruppi dirigenti per la maggior parte inetti. Non mi risulta che Diliberto sia arrivato ieri. Inoltre Diliberto dovrebbe ricordare chi ha istituito i GOM.
    Magari un pò di sana autocritica no?

  9. Luciano Coletti scrive:

    Non si può non condividere l’analisi fatta da Diliberto queste però sono le parole quando si va ai fatti qualcosa andrebbe rivista e i fatti sono presenza nelle e davanti alle fabbriche alle scuole e sul territorio ripristinare le regole all’interno del partito se affermiamo che il PdCI è un partito diverso,pulito,trasparente allora facciamo decidere alla base le candidature le decisioni da prendere la linea politica e sopratutto per la pulizia e trasparenza facciamola. Non conosco la realtà nelle altre Regioni ma per quanto riguarda il Lazio non ne vedo molta. Ho lasciato il partito quattro anni or sono con una lettera molto circostanziata al segretario Diliberto e p.c. all’allora Presidente Cossutta non sono stato chiamato a discuterla anche se la federazione romana mi aveva dato ragione qualche mese prima. La mia tessera è rimasta in parcheggio, mi sento un comunista parcheggiato. Buon lavoro e auguri di tutto cuore.

  10. dino di battista scrive:

    Io penso che però bisogna uscire dalle logiche di rafforzamento dei singoli soggetti che danno corpo alla FdS.
    Bisogna lavorare per arrrivare ad un partito unico coinvolgendo anche chi ad oggi non è presente ma che ha il suo DNA residente nella famiglia comunista.
    Cominciamo noi con il fare economia di poltrone e lavoriamo sui contenuti mettendo in primo piano il rapporto di tipo orizzontale con il cittadino al quale bisogna dare risposte, anche piccole, ma pochi proclami e più concretezza.
    Per gli argomenti affrontati da Diliberto non si può che fare proprie le considerazioni ivi espresse.

  11. osvaldo scrive:

    Ritengo che il compagno Diliberto abbia centrato il problema, con la profonda chiarezza che contaddistingue i sinceri comunisti.
    Occorre tornare alla Costituzione non solo per superare il berlusconismo, ma per rinnovare l’appello in difesa della Stessa per difendere la democrazia e i diritti dei lavoratori e delle masse popolari.
    Negli anni ‘70 lo slogan era: diritto allo studio, diritto al lavoro, da allora sono cambiati purtroppo solo i rapporti di forza…… oggi, sfavorevoli alle masse popolari e ha ragione il Segretario occorre una sorta di CLN con chi ci stà, oserei dire un Fronte Unito delle sinistre… una sorta di Fronte Popolare.
    Il che non mi sembra affatto anacronistico, naturalmente il rafforzamento dei Comunisti Italiani (tesseramento e quant’altro) non potrà che portare beneficio.
    saluti comunisti
    Osvaldo

  12. emazen58 scrive:

    Una volta in Italia si diceva : fatta la legge trovato l’inganno. Oggi con la lega al governo prima fanno l’inganno poi fanno la legge su misura. Complimenti alla lega che permette al suo capo di arcore col parrucchino di non presentarsi mai ai processi come dobbiamo fare noi cittadini padani comuni.

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